La responsabilità del trattamento dei dati personali per i consulenti del lavoro
Di Daniele Grattieri
Uno degli obblighi che i consulenti del lavoro sono tenuti a rispettare riguarda la sottoscrizione di una polizza di responsabilità civile professionale. Si tratta di un’assicurazione che copre i danni che possono essere provocati alla clientela nel corso dell’esercizio dell’attività professionale, dovuti a errori commessi nella tenuta delle scritture, per l’aggiornamento dei documenti o in fase di elaborazione dei conteggi. Nella maggior parte dei casi la copertura si estende anche alle attività che riguardano l’assistenza tecnica che viene garantita di fronte alle Commissioni tributarie per gli obblighi di sostituto d’imposta e le ritenute alla fonte per i redditi di lavoro dipendente. Un’Assicurazione Professionale Consulente del lavoro può risultare onerosa dal punto di vista economico, ma si può approfittare della comodità dei comparatori online per trovare le offerte più vantaggiose.
Il trattamento dei dati personali da parte dei consulenti del lavoro
Il GDPR prevede una distinzione tra titolari e responsabili dei dati personali dei clienti. In particolare, i consulenti del lavoro vengono considerati titolari nel caso in cui i dati dei clienti, e dei dipendenti dei clienti, vengano trattati in modo indipendente e autonomo; sono responsabili, invece, nel momento in cui la gestione dei dati dei clienti avviene in seguito al conferimento di un incarico che prende in considerazione l’insieme delle istruzioni relative ai trattamenti da attuare.
Il margine di autonomia dei consulenti del lavoro
Nello svolgere il ruolo di responsabili del trattamento dei dati personali, i consulenti del lavoro possono usufruire di un certo margine di autonomia, anche per ciò che concerne l’identificazione di misure di sicurezza appropriate e la loro predisposizione per la protezione dei dati che vengono trattati. Il riferimento è sia a misure di sicurezza di carattere organizzativo che a misure di tipo tecnico.
L’evoluzione tecnologica
Di certo l’attività dei consulenti del lavoro sta andando incontro a una notevole evoluzione a causa della grande innovazione tecnologica degli ultimi anni. Questi professionisti nell’era del digitale devono fare i conti tutti i giorni con un quadro normativo sempre meno lineare e con impegni la cui complessità è in costante ascesa. Il Garante della privacy si è espresso sulle responsabilità dei consulenti del lavoro dopo che è entrato in vigore il famigerato GDPR, vale a dire il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati. È chiaro, infatti, che tali figure professionali ogni giorno hanno a che fare con le informazioni personali dei dipendenti e con i dati sensibili delle imprese: da ciò derivano responsabilità oggettive che non possono essere trascurate.
Cosa fa un consulente del lavoro con i dati personali
I compiti di un consulente del lavoro sono molteplici: essi si possono occupare, per esempio, dell’assunzione di personale nuovo, ma anche di mettere a disposizione delle aziende e degli imprenditori consulenze tecniche relative alle tematiche del lavoro. Non solo: l’adempimento degli obblighi correlati alle assicurazioni e alla previdenza, i conteggi sui contributi e la predisposizione delle buste paga sono ulteriori mansioni che spettano ai consulenti del lavoro. Ora appare ancora più evidente quanti e quali siano i dati che essi si trovano a maneggiare.
Il GDPR e le responsabilità dei consulenti del lavoro
In seguito alla valutazione della posizione dei consulenti del lavoro, il GDPR ha messo in evidenza la continuità tra la direttiva 95/46/CE e il Regolamento UE 679 del 2016. Di conseguenza tali professionisti non possono non essere ritenuti responsabili nel trattamento dei dati personali, specialmente in considerazione della loro attività, che a seconda degli incarichi ricevuti comporta il trattamento dei dati dei lavoratori delle aziende clienti.
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