Apprendistato: una delle colonne della Riforma del lavoro

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Uno dei punti più importanti della riforma del mondo che il Governo si appresta a presentare al Parlamento sarà il rafforzamento del contratto di apprendistato, che diventerà il canale privilegiato per l’accesso al mondo del lavoro. Non saranno più permessi gli stage gratuiti per i giovani (eccetto che durante il periodo di studio) perché si presume che un neolaureato sia già formato e non più bisognoso di un training generico implicito nel concetto di stage.

In pratica la nuova regola sarà: il lavoro deve essere pagato. L’apprendistato, che nelle intenzioni del Governo avrà durata di 6 mesi, dovrebbe quindi diventare la via di accesso al mondo del lavoro, andando a sostituire tutte le forme di lavoro atipiche. E anche fare da anticamera ai contratti a tempo indeterminato, perché il periodo di formazione da apprendista fornisce al lavoratore delle competenze spendibili in seguito.

Finora l’apprendistato è stato un rapporto a tempo indeterminato, le cui parti non potevano recedere dal contratto durante il periodo di formazione – in assenza di una giusta causa. Finito il tempo formativo, se né il lavoratore né l’imprenditore esercitavano la facoltà di recesso, il contratto proseguiva a tempo indeterminato. Ma purtroppo l’utilizzo di questo tipo di contratto è stato praticamente nullo, nonostante il fatto che l’imprenditore potesse dedurre le spese dei lavoratori assunti come apprendisti e beneficiare dello sgravio contributivo per un anno dall’assunzione. Probabilmente questi incentivi verranno ampliati per i contratti in essere dal gennaio 2012, forse premiando chi mantiene in servizio l’apprendista.


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